La storia della concia affonda le sue radici nella preistoria; se ne sono trovate tracce in civiltà sumere che risalgono al 7000 a.C.. L’uomo cacciatore-raccoglitore si rese conto che le pelli degli animali cacciati potevano essere usate per proteggersi dalle intemperie e dal freddo, o anche solo per mimetizzarsi meglio durante una battuta di caccia. Si accorse anche che la pelle, un materiale organico proteico, tende a marcire e ad emanare un cattivo odore dopo pochi giorni, e che queste spiacevoli conseguenze potevano essere evitate, e una maggiore durabilità ottenuta, se si esponeva la pelle al fumo di un fuoco da bivacco, o se la pelle veniva immersa in acqua assieme a foglie e rami. Queste due tecniche sono le progenitrici della concia alle aldeidi e della concia al vegetale ai tannini: le prime sono contenute in gran numero nel fumo del legno fresco, le seconde in tutti i vegetali. Una terza tecnica che fu ben presto scoperta è quella tramite calce: se immersa in un’acqua dove erano state sciolte le pietre del fuoco (che sono state calcinate dal calore della fiamma), la pelle cedeva molto più facilmente i peli, e così poteva essere usata in diversi modi. Va menzionata anche la tecnica di concia con allume, vale a dire, l’alluminio: solo una quantità ristretta di pelli era conciata in questo modo, perché il cuoio così ottenuto, pur essendo di un gradevole colore bianco, non era resistente all’acqua.

Ancora oggi sono queste le quattro metodologie che, pur molto migliorate e raffinate, stanno alla base della concia moderna. Acqua, calce, tannini e aldeidi vegetali sono rimaste per secoli le tecniche predilette dall’uomo, con minime variazioni nei processi, che erano soprattutto manuali e impiegavano diversi mesi di lavoro.

È a partire dalla seconda metà dell’Ottocento che la concia viene coinvolta in una vera rivoluzione industriale: l’invenzione del bottale cambiò radicalmente velocità e manualità dei processi. Il bottale è una macchina composta di un cilindro che ruota sul proprio asse; in questo cilindro venivano inserite le pelli, con l’acqua e i prodotti chimici necessari. Il bottale veniva quindi azionato: lo si faceva girare a diverse velocità per il tempo necessario; la rotazione tramite azione meccanica consentiva che i prodotti chimici penetrassero in profondità nelle pelli, come mai prima; il processo conciario si accelerò notevolmente, così come migliorò la qualità delle pellicce. L’attività conciale passò così da una produzione esclusivamente artigianale, ad essere un’attività compiuta tramite mezzi industriali.

Ancora più rilevante è la scoperta della concia al cromo, che si può datare a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento ed ebbe immediatamente grandissima popolarità e diffusione. Si scoprì che i composti del cromo trivalente hanno proprietà concianti particolari: si legano alla pelle in maniera stabile, così che la pelle non incorre mai in putrescenza. La concia al cromo richiede solo poche ore, e non giorni, per essere portata a termine; è una tecnica estremamente versatile, che trova applicazione su tutti i tipi di cuoio (ad esclusione della suola per scarpe); è economica e duratura. La grandissima maggioranza (attorno all’85- 90%) dei prodotti di concia al mondo sono ottenuti oggi tramite conciatura al cromo.

Altre tecniche di concia sono poi arrivate a rivoluzionare ulteriormente, negli ultimi anni, la concia, fra i quali merita un posto di rilievo la concia Nuti White Leather che da vita ad un prodotto flessibile, ecologico e anallergico assolutamente paragonabile a quanto prodotto mediante la concia al cromo.

I progressi e le scoperte della chimica e le tecnologie al laser hanno reso così la concia un’attività perfezionata sotto tutti i punti di vista, che produce ancora oggi, come migliaia di anni fa, uno dei prodotti più indispensabili alla vita umana.

 

Le principali tecniche di Concia

 
 Concia al vegetale: ha un posto di rilievo nell’industria del cuoio sulla base di una domanda forte da parte dell’utenza per una qualità migliore di cuoio, per una maggiore versatilità, per un trattamento eco-sostenibile e per una maggiore longevità estetica, tutte caratteristiche che la concia vegetale dona alle pelli.
Concia al cromo: grazie alla sua flessibilità, rapidità e semplicità, la concia al cromo è, ad oggi, il processo più diffuso. Si stima, infatti,
che circa l'80 % del cuoio prodotto nel mondo derivi proprio da questo tipo di lavorazione della pelle. 
Concia metal free Nuti White Leather: novità assoluta degli ultimi anni è invece la concia Metal Free, ovvero un tipo di concia che pur mantenendo le caratteristiche del prodotto ottenuto dalla concia al cromo viene effettuata senza l’utilizzo di metalli pesanti compreso il cromo. In particolare la ricerca promossa dal Nuti Ivo Group ha creato Nuti White Leather, l’unico sistema di concia metal free al mondo in grado di ottenere un prodotto con valore conciante pari o superiore ai 75 tg e con caratteristiche di resistenza e trazioni superiori rispetto al prodotto al cormo.

 

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SEALS
OF QUALITY

Nuti Ivo Group è in grado di garantire che la concia Nuti White Leather sia effettivamente una lavorazione che produce pelle al 100% priva di metalli pesanti (fra i quali il cromo). Inoltre tutte le pelli Nuti White Leather sono garantite 100% Metal Free anche al termine di tutte le fasi di rifinitura e colorazione.

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Il MIGLIOR
GRADO DI CONCIA

Il grado di concia (cioè la misura di quanto la pelle sia effettivamente conciata e stabile) di una pelle viene valutato con il "Tg" che corrisponde alla temperatura di restringimento (o gelatinizzazione) che deve essere almeno di 65/70* e se inferiore si rischia di avere una pelle poco duratura nel tempo. Nuti White Leather è l’unica concia metal free che raggiunge e spesso supera un Tg pari a 75.